Il lieve calo della fame globale nel 2024 nasconde una verità brutale: la crisi alimentare è in acuta escalation in Africa e Asia occidentale. Mentre altrove si registra un miglioramento, queste regioni vedono un aumento drammatico della sottoalimentazione, colpendo centinaia di milioni di persone e proiettando oltre la metà della fame cronica del 2030 sull’Africa. Non possiamo accettare progressi disuguali.

Questa divergenza è una chiara manifestazione della crisi climatica e delle sue implicazioni di giustizia sociale. Eventi meteorologici estremi, esacerbati dal riscaldamento globale, distruggono raccolti e interrompono catene di approvvigionamento. Le conseguenti impennate dei prezzi alimentari, aggravate da conflitti e politiche economiche, strangolano le economie a basso reddito, dove il costo di una dieta sana è ormai inaccessibile per il 72% della popolazione.

La tecnologia può offrire soluzioni, dalla genetica agraria resiliente al clima all’intelligenza artificiale per l’ottimizzazione delle risorse, ma solo se inserita in un quadro di ecologia politica che priorizzi l’equità. Servono investimenti mirati in agricoltura sostenibile, infrastrutture resilienti e protezione sociale per le comunità più vulnerabili, non solo come risposta emergenziale, ma come strategia sistemica per eradicare la fame. Il cibo è un diritto, non un privilegio.

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