L’escalation militare in Medio Oriente non è solo una tragedia umana, ma una catastrofe per il clima e la giustizia ambientale. Il conflitto, profondamente radicato nella geopolitica del petrolio, fa impennare i prezzi del greggio per la chiusura dello Stretto di Hormuz. Questa instabilità rafforza la dipendenza da combustibili fossili, i maggiori responsabili della crisi climatica, rendendo le economie globali, inclusa l’Europa che dipende dal gas del Qatar, doppiamente vulnerabili alla povertà energetica.
Le vittime civili, la distruzione di infrastrutture vitali e le migliaia di viaggiatori bloccati evidenziano il costo sociale. Le tecnologie belliche, dai missili ai droni, mostrano il lato distruttivo dell’innovazione, mentre risorse preziose vengono dirottate dalla transizione ecologica e dall’adattamento climatico. La vera sicurezza non è militare, ma risiede in una decarbonizzazione rapida ed equa che estirpi le radici fossili di tali conflitti. È l’ultima chiamata per un’ecologia politica che leghi pace, giustizia e futuro del pianeta.
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